1900-1910 La Belle Époque

Il decennio si apre con l’Esposizione internazionale di Parigi in cui l’haute couture si presenta al pubblico internazionale con le creazioni delle più prestigiose case di moda della capitale francese.
Il clima di fiducia che si respira all’Esposizione di Parigi, alimentato dall’idea che il progresso fosse immune da battute d’arresto, si avverte anche in Italia, dove l’attività ferve nelle sartorie d’Alta Moda, ma la ricerca di un gusto originale non va oltre i limiti della personalizzazione per la propria clientela delle fogge delle creazioni parigine.

I visitatori del Pavillon de l’Élégance, allestito all’interno dell’Esposizione internazionale del 1900, non videro nulla di nuovo. Persino Jeanne Paquin (1869-1936), la donna che aveva ricevuto l’onore di selezionare gli espositori ammessi al padiglione della moda, ricorse a uno stratagemma – un modello in cera che la riproduceva fedelmente, ornato di sete e pizzi raffinati – per far dimenticare al visitatore la mancanza di novità nell’alta moda. L’abbigliamento femminile continuava a mantenersi rigorosamente fedele allo schema che divideva il corpo in due parti artificiosamente modellate, quella superiore dal corsetto, che comprimeva la vita, e quella inferiore dalla crinolina che dava una volumetria variabile alla gonna. Entrambe, corsetto e crinolina, esprimevano l’appartenenza a una classe sociale nella quale la donna aveva il compito specifico di apparire, di rivelare la posizione del coniuge, per il quale l’eleganza non ammetteva deroghe ai colori scuri e al classico abbinamento della giacca al pantalone lungo. L’Alta Moda che fece mostra di sé all’Esposizione internazionale del 1900 era appannaggio delle donne appartenenti alla classe sociale dei nouveaux riches, uomini d’affari arricchitisi con le attività commerciali, finanziarie e industriali legate alle innovazioni tecnologiche – l’acciaio, l’elettricità, il motore a scoppio, i ritrovati della chimica – che negli ultimi decenni del XIX secolo impressero una nuova accelerazione alla crescita economica europea e statunitense. In mancanza di nuove idee sul taglio e sulle fogge dei vestiti, la ricchezza veniva ostentata attraverso l’abbondanza del tessuto sovrapposto in più strati che modellavano l’abito femminile, la ricercatezza degli accessori, la ridondanza degli effetti decorativi ottenuti con l’applicazione di passamaneria, nastri, cuciture ornamentali, fiocchi, inserti e volant. All’inizio del Novecento, e per tutta la prima metà del secolo, la moda continuò a identificarsi solo ed esclusivamente con Parigi, irresistibile catalizzatrice internazionale di talenti creativi e delle avanguardie artistiche. Di queste ultime facevano parte i Ballets Russes di Sergej Diaghilev (1872-1929), che esordirono a Parigi nel 1906, e nel 1910 misero in scena Schéhérazade. I costumi disegnati da Léon Bakst (1866-1924), dai colori sgargianti accostati in combinazioni inedite secondo il gusto e la tradizione orientale, affascinarono Paul Poiret (1879-1944) che, proprio in quegli anni, si era affermato come il couturier paladino dell’abolizione di ogni costrizione imposta dalla moda al corpo femminile. Traendo ispirazione dai Ballets Russes, Poiret creò abiti di grande effetto, che fecero di lui il protagonista indiscusso dell’haute couture fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Il clima di fiducia nel progresso e di fermento artistico che si respirava a Parigi giunse anche in Italia. A Roma, che nel 1900 si preparava a ricevere i pellegrini per l’Anno santo, si organizzarono ricevimenti alle corti di Umberto I e di papa Leone XIII. Al Teatro alla Scala di Milano andò in scena il Ballo Excelsior. A Torino, nel 1902, si svolse l’Esposizione internazionale delle arti decorative, che mise a confronto le avanguardie attive in Europa nel campo della riforma delle arti applicate. Nel 1906, Rosa Genoni (1867-1954) presentò all’Esposizione internazionale di Milano alcuni modelli ispirati alla tradizione artistica rinascimentale, con l’intenzione di additare nel rapporto fra arte e costume la via maestra dell’emancipazione della moda italiana dal modello francese.  Senza molto successo: il gusto italiano avrebbe continuato a uniformarsi ai dettami della moda francese per molti decenni ancora.