1911-1920 Moda e Guerra

La Prima guerra mondiale spiana la strada a un nuovo modello di femminilità e di eleganza.
In Italia il decennio si apre con l’Esposizione universale di Torino dedicata al tema “le industrie e il lavoro”. Nel commentare l’evento, il quotidiano «La Stampa» battezzò la città «capitale della moda».

Nei primi anni del decennio, la scena dell’haute couture era dominata da Paul Poiret. Le sue creazioni imposero un modello di eleganza che faceva perno sull’abbandono delle forme curvilinee a favore di abiti dalla linea verticale, sull’introduzione di colori sgargianti nell’abbigliamento femminile fino ad allora realizzato con tessuti dalle tinte tenui, sulla rinuncia alla cura dei dettagli sacrificata all’effetto complessivo dell’abito. Il modello di eleganza di Poiret diventò moda grazie a una serie di innovazioni negli strumenti di comunicazione, di commercializzazione e di diffusione della moda stessa. Poiret fu il primo a esporre le proprie creazioni in ampie vetrine che si affacciavano direttamente sulla strada. Si avvalse della collaborazione degli illustratori Paul Iribe (1883-1935) e Georges Lepape (1887-1971), che disegnarono per lui i primi album di bozzetti.  Organizzò défilé e ricevimenti fra cui la celebre Fête de la Mille et Deuxième Nuit seguita da un tour americano con le sue modelle. Creò la linea di profumi e cosmetici Rosine, caratterizzata da essenze raffinatissime racchiuse in bottiglie d’argento e cristallo, alcune delle quali disegnate da Lalique. Con il suo marchio commercializzò sul mercato americano borse, guanti e calze. Lo scoppio della Prima guerra mondiale segnò l’inizio del declino del modello di femminilità e di eleganza proposto da Paul Poiret. Il conflitto offrì nuove opportunità di lavoro alle donne e diede ai lavori agricoli, domestici e a domicilio, tradizionalmente femminili, una visibilità di cui mai prima d’allora essi avevano goduto. L’abbigliamento femminile si adeguò prontamente al nuovo ruolo attribuito alla donna che, col proprio lavoro, assolveva il patriottico compito di nutrire, vestire e armare i figli, i mariti, i fratelli. La guerra impose la semplificazione delle linee, del taglio, delle guarnizioni, imprimendo un’accelerazione a una tendenza che si era manifestata prima del conflitto: nel 1913, Gabrielle Chanel (1883-1971) aveva presentato a Deauville – una nota località di villeggiatura meta dell’alta società parigina – i suoi primi modelli sportivi in jersey, che anticipavano l’uniformità, la mascolinizzazione e la praticità dell’abbigliamento femminile divenuto di moda durante il periodo bellico. Il jersey era considerato un materiale povero, tradizionalmente usato nell’abbigliamento sportivo o per l’intimo maschile. Il suo impiego nella confezione di abbigliamento femminile esterno, per di più di Alta Moda, fu solo la prima di una serie di innovazioni che contribuirono a fare di Chanel l’interprete per antonomasia del nuovo corso intrapreso dall’haute couture al termine della Prima guerra mondiale. Di lei – unica testimonial delle sue stesse creazioni – ci sono pervenute numerose fotografie che la ritraggono con giacche informi, sagomate unicamente da una cintura stretta in vita, sulle quali erano applicate le tasche sino ad allora prerogativa maschile, o mentre indossa pantaloni e capi di abbigliamento presi a prestito dal guardaroba maschile. A simboleggiare l’inizio di una nuova era nella storia della moda, nel 1919 la Maison Chanel si stabilì in Rue Cambon, dove ancora oggi ha sede.

In Italia, il 1911 fu l’anno dell’Esposizione universale di Torino dedicata al tema le industrie e il lavoro. Organizzata in occasione della celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, l’Esposizione fu l’occasione per Torino di assurgere al rango di capitale italiana della moda, un ruolo che le derivava più dalla collocazione geografica prossima alla Francia che dalla genuina autonomia creativa delle numerose sartorie e modisterie attive in città.  Le uniche velleità di indipendenza dalla concezione dell’abbigliamento, implicita nella moda propugnata da Parigi maturarono fra le fila del movimento futurista. Nel Manifesto del Vestito Antineutrale (1914) di Giacomo Balla (1871-1958) si legge che l’abito deve essere «dinamico, aggressivo, urtante, volitivo, violento, volante, agilizzante, gioioso, illuminante, fosforescente, semplice e comodo, di breve durata, igienico, variabile».