2001-2010 Un decennio di crisi

Dal crollo delle Torri Gemelle alla recessione internazionale dell’ultimo biennio, l’inizio del nuovo millennio è coinciso con un periodo di gravi turbolenze per l’economia in generale e per il mercato dei beni dell’abbigliamento e del lusso in particolare.
La crisi non ha risparmiato il sistema moda italiano, all’interno del quale è in corso un processo di severa selezione delle imprese più solide ed efficienti.

Il decennio è coinciso con un periodo di gravi turbolenze per l’economia in generale e per il mercato dei beni dell’abbigliamento e del lusso in particolare.  Dal 2001 in poi l’instabilità ha prevalso sui mercati internazionali. Il clima di incertezza scaturito dal deterioramento del quadro politico internazionale si è riflesso come prevedibile sulla dinamica dei consumi, ma si è anche manifestato attraverso fenomeni di altra natura tra i quali l’accentuazione della volatilità tipica dell’industria della moda, in cui non sono inconsueti clamorosi successi di brevissima durata, il forte rallentamento della crescita dei mercati dei Paesi più sviluppati, la tendenza a spostare la produzione verso i Paesi in cui il costo del lavoro è più basso (Cina, Hong Kong, Taiwan e le Filippine). Complessivamente, con riferimento all’ultimo decennio, si può comunque parlare di crescita del mercato globale della moda alimentata da due fenomeni che hanno caratterizzato l’economia internazionale del nuovo millennio. Il primo è rappresentato dall’aumento della domanda proveniente dalla regione asiatico-pacifica (Australia, Cina, Giappone, India, Singapore, Corea del Sud e Taiwan), che nel 2007 ha superato l’Europa per valore delle vendite totali (34% contro il 30%), compensando la stagnazione del potere d’acquisto nei mercati sviluppati. Il secondo è costituito dal progressivo ampliamento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, che in molte economie sviluppate, come gli Stati Uniti, sta generando un divario sempre più marcato tra ricchi e poveri. Questo significa che, anche se il potere di spesa globale di un’area economica è limitato, i consumatori della fascia alta dello spettro socio-economico possiedono comunque redditi per mantenere vivace la dinamica della domanda di beni di lusso. Sebbene sia ancora prematura una valutazione degli effetti della crisi che si è manifestata nell’ultimo biennio con intensità e ampiezza di raggio d’azione tali da essere paragonata alla Grande depressione del 1929, non c’è alcun dubbio che il decennio sia coinciso con un periodo estremamente critico per le imprese della moda italiane, segnato da clamorosi dissesti finanziari, da acquisizioni da parte dei due grandi poli del lusso francesi, da dolorose ristrutturazioni aziendali. Le imprese che godono di buona salute sono poche e fra queste spicca l’impero fondato da Giorgio Armani, che negli ultimi anni è stato protagonista di acquisizioni delle imprese manifatturiere licenziatarie del marchio. Si tratta di una strategia di carattere tutt’altro che difensivo, che sembra voler indicare nella riscoperta e nella valorizzazione delle origini manifatturiere del successo della moda italiana una via di uscita dalla crisi e una prospettiva di recupero della competitività internazionale del sistema moda italiano.