Milano, la Fiera che promuove l’industria

La Fiera campionaria di Milano nasce nel 1920 come vetrina principe dell’industria italiana. Un luogo nel quale soddisfare domanda e offerta, dove assistere al progresso della tecnologia in ogni ramo industriale e nella stessa filiera produttiva, dai semilavorati al prodotto finale. Esporre in Campionaria era il momento finale, conclusivo, di un lungo processo. Erano i quindici giorni nei quali l’espositore, dalla grande industria alla piccola ditta famigliare, arrivava a mostrare il “campione” del proprio operato.

Grazie alla volontà di Fondazione Fiera Milano di divulgare la storia dell’Ente autonomo Fiera internazionale di Milano, l’Archivio storico è stato riportato alla luce nel 2004 e aperto alla città per offrire agli interessati le testimonianze di un’impresa che tanti ricordi ha lasciato nella memoria di coloro che hanno animato i padiglioni durante le manifestazioni. Il 1° febbraio 2005, l’Archivio storico di Fondazione Fiera Milano è stato riconosciuto di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica per la Lombardia.

L’Archivio è diviso in cinque sezioni (documenti cartacei, iconografia, filmati e registrazioni audio, oggettistica, museale) e delinea oltre 80 anni di cultura di impresa: dalla prima Fiera campionaria di Milano fino a oggi. L’Archivio storico di Fondazione Fiera Milano è composto da oltre 1 km di metri lineari di documentazione cartacea (presidenza, segreteria generale, amministrazione, commerciale, personale), più di 200.000 fotografie (positivi, negativi su lastra di vetro, negativi su pellicola, fotocolor), 2.000 cataloghi di fiere, 100 manifesti, 350 video (pellicole 16 e 35 mm, U-matic, VHS).

In questo contesto il settore tessile-abbigliamento ha svolto fin dalle prime edizioni della rassegna milanese un ruolo importante e la Fiera ha dato un impulso sensibile all’affermazione dell’industria della moda in Italia. La sfilata è il momento conclusivo per le case di moda, la Fiera appronta già nel 1924 un padiglione dedicato esclusivamente alle presentazioni della nascente moda italiana e dell’alta moda francese. Il Teatro della Moda alla Fiera di Milano rispecchia già nel nome le modalità con le quali negli anni Venti venivano presentati gli abiti, senza passerella ma con la centralità frontale di un palcoscenico teatrale. Le passerelle fanno poi la propria comparsa in Fiera dagli anni Trenta, con presentazioni sopraelevate davanti alla folla della Campionaria. Le sfilate milanesi in Fiera sono un primo esempio di coordinamento fra le case di moda; sul periodico ufficiale dell’Ente Fiera, troviamo articoli di fondo di Vittorio Montano [«La Fiera di Milano», L'industria della Moda in Italia, 1928, I, pp. 10-12 (pdf, 3.2 MB)], direttore della casa di moda Ventura e del Sindacato dell’alta moda italiana e accurate analisi delle sfilate arrivano dalla graffiante penna di Lydia De Liguoro [«Milano nel mondo», Il trionfo della semplicità, 1927, VII (pdf, 3 MB)] e Giuseppina Ferioli [«La Fiera di Milano», Gli spettacoli della moda, 1930, III, pp. 16-26 (pdf, 12.6 MB)].

Dal 1936 al Teatro della Moda la Fiera di Milano affianca anche un secondo padiglione dedicato a tutti i prodotti tessili e all’abbigliamento per completare il panorama sul settore, il tutto sotto l’egida del neonato Ente nazionale della moda. Proprio negli anni Trenta e fino alla guerra, in Fiera i grandi padiglioni Rayon, Vesta, Snia viscosa, De Angeli Frua ospitano poi il meglio della propria produzione, un vanto dell’autarchia di regime.

Nel Secondo dopoguerra la Fiera campionaria di Milano ritorna alla sua più precipua vocazione, la sfera internazionale. La capillare espansione dei vari settori merceologici e il posizionamento della Fiera ad aprile non permettevano al settore moda italiano di esprimersi appieno all’interno del contenitore della Fiera campionaria. Nel 1978, promosse dalle associazioni industriali dell’abbigliamento e della maglieria, si svolsero quindi le prime due edizioni della mostra specializzata Modit (Presentazioni internazionali collezioni donna).

Le rassegne erano pensate proprio con l’intento di promuovere, specialmente all’estero, la produzione delle piccole e medie aziende industriali e artigianali, caratterizzate dall’alto livello della qualità. Negli anni, il successo degli stilisti italiani sempre più marcato e il susseguirsi di manifestazioni specializzate (oltre a Modit, Milano Collezioni e Milano Vende Moda), sia di alta moda che di prêt à porter hanno richiamato un crescente interesse degli operatori e della stampa specializzata in Fiera. Si può affermare che la Fiera ha contribuito, dando una risonanza eccezionale, al successo degli stilisti italiani e del made in Italy, legando il proprio nome a un’energia creativa e a un potenziale industriale profondamente diverso dagli altri successi della Campionaria e delle altre rassegne specializzate. Nel 1986, a suggellare il binomio Fiera-Moda, è stata anche realizzata durante la “Grande Fiera d’Aprile” la mostra Italia, il genio della moda, una esposizione storica e critica sulla moda italiana curata dalla giornalista Pia Soli.

Dossier a cura di Andrea Lovati.