Emilio Pucci (1914-1992)

Avvicinatosi occasionalmente alla moda, apprezzato prima negli Stati Uniti che in Italia, Emilio Pucci appartiene a tutti gli effetti alla generazione di creatori di moda che traggono dal passato la propria fonte di ispirazione. Eppure, come confermano i brevetti conservati dall’Archivio centrale dello Stato, le sue creazioni sono un condensato di innovazioni, e non solo, per la sua capacità di reinterpretare il passato in chiave moderna, ma soprattutto perché aprono una breccia nel rapporto fra moda e industria, e si lasciano alle spalle il tradizionale approccio alla realizzazione degli abiti. Mentre negli atelier era prassi diffusa partire dai modelli per poi selezionare i tessuti con cui realizzarli, il punto di partenza di Pucci nella creazione delle sue collezioni – conservate nell’archivio storico della Maison – è l’effetto grafico della stampa e la sua resa nei modelli.


Una delle caratteristiche più evidenti delle creazioni di Pucci è l’uso del colore e l’accostamento di tinte contrastanti, che distoglievano l’attenzione dalla semplicità dei capi di abbigliamento – pantaloni e camicie di foggia maschile –, imitando i contrasti cromatici degli edifici simbolo di Firenze.


Collezione Palio: Le immagini documentano il processo di creazione della collezione: i disegni, realizzati da Pucci o da pittori fiorentini che elaboravano le sue idee e i suoi spunti, venivano ingranditi per essere riprodotti sui foulard di seta – che avevano dimensioni standard (90×90 cm) – e colorati spesso in diverse varianti di colore per ciascun disegno. Gli stessi disegni poi venivano scomposti e ricomposti per adattarsi alle dimensioni del tessuto, che cambiava in funzione del suo utilizzo. Attraverso questo processo, da un solo disegno originario si potevano ottenere effetti grafici e cromatici molto diversi a seconda che dal tessuto si ricavassero costumi, pantaloni, camicie o shorts.


Brevetto e modelli di Emilio Pucci conservati dall’Archivio centrale dello Stato.

  • Palazzo Pitti: sfilata di alta moda per la presentazione dei modelli della stagione autunno-inverno, La Settimana Incom, 29 luglio 1953, video.
  • Pensiamo alle signore: intervista a Emilio Pucci che presenta la sua ultima collezione a Palazzo Pitti, La Settimana Incom, 24 gennaio 1964, video.

Emilio Pucci, marchese di Barsento, nasce a Napoli il 20 novembre 1914, primogenito di una delle più antiche famiglie fiorentine. Dopo gli studi classici, si trasferisce per due anni negli Stati Uniti per studiare prima ad Athens, in Georgia, e in seguito al Reed College a Portland, in Oregon, dove ottiene la laurea in Scienze sociali. Nel 1938 si arruola come ufficiale nell’aviazione italiana. Dopo aver conseguito nel 1941 la laurea in Scienze politiche a Firenze, si distinguerà per coraggio durante il Secondo conflitto mondiale. Il suo approccio alla moda avviene in modo del tutto casuale nel 1947 sulle nevi di Zermatt, dove era solito allenarsi con la squadra olimpica. Toni Frissel, nota fotografa di «Harper’s Bazaar», lo immortala insieme ad un’amica per la quale aveva creato un corredo da sci.

Il successo è immediato e, un anno dopo, nel dicembre del 1948, viene pubblicata sulla stessa rivista la sua prima collezione sportiva. I suoi modelli sono subito acquistati dal department store Lord and Taylor e commercializzati negli Stati Uniti con l’etichetta Emilio of Capri. La stampa e il mercato americani riservano una grande accoglienza ai vestiti pratici e comodi di Pucci. Nel ’49, a Capri, il marchese disegna una collezione mare, impostata sui toni del bianco e del nero, realizzata con seta stampata dal setificio Guido Ravasi di Como. Il successo è tale che, nel 1950, decide di aprire una boutique alla Canzone del Mare di Marina Piccola, e un atelier nel palazzo di famiglia a Firenze. Nel 1951, prende parte alla sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Firenze, alla presenza dei più importanti buyer americani. Da quel debutto sarà sempre presente alla manifestazione fiorentina fino al 1967, anno in cui preferirà continuare a sfilare nella propria sede di via dei Pucci. Dai primi anni Cinquanta, la sua tavolozza di colori si fa più audace: camicie, pantaloni, foulard, abiti stampati diventano i leitmotiv della produzione boutique, novità assoluta nel panorama internazionale, tanto da procurargli nel ’55 il premio Oscar della Moda dalla Neiman Marcus come migliore creatore dell’anno. Celebri diverranno la sua collezione Siciliana del ’56 e quella ispirata al Palio di Siena del ’57.

Nel 1959, sposa la giovane baronessa Cristina Nannini, cui è ispirata la collezione “botticelliana” dello stesso anno.

Fin dall’inizio della sua attività mostra interesse per la sperimentazione sui materiali: nel ’53, con la Legler, produce velluti artificiali e sintetici per pantaloni sportivi e, nello stesso anno, in alleanza con il cotonificio Valle Susa, presenta il wally pliss stampato. Nel ’54 diviene celebre un nuovo jersey in organzino di seta finissimo, realizzato dalla Mabu di Solbiate e dalla Boselli di Como per la confezione di capi ingualcibili e dal minimo ingombro, ideali per la donna moderna. Nel ’60 brevetta un particolare tessuto elastico chiamato “Emilioform”, composto da helanca e shantung di seta, comodo e leggero. Sono di questo tessuto i suoi pantaloni Viva, con passanti sotto il piede e le sue note Capsule di eco spaziale. Sotto un’influenza sempre più spiccata per l’Oriente, nel ’62, propone la prima collezione di Alta Moda, distinta dalla preziosità dei materiali e dalle lavorazioni di ricamo in cristalli Swarovski, applicati a mano per modelli che ricordavano i pigiama palazzo allora tanto in voga.

Gli anni ’60 sono gli anni della “Puccimania”, i suoi stampati psichedelici diventano uno status symbol, le sue collezioni si ispirano alla Pop Art, all’Op Art ma anche alle suggestioni esotiche dei suoi viaggi. È del ’66 il suo primo profumo Vivara, seguito da Miss Zadig (’74) e da Pucci (’77), mentre è del ’68 la decisione di lanciarsi anche nella moda maschile, firmando un accordo con Ermenegildo Zegna. Inventore del total look ante litteram, Pucci ha firmato licenze per accessori e oggetti di ogni genere: dalla lingerie per la Formit alla porcellana con Rosenthal, dai tappeti per la Dandolo Argentina alle penne per la Parker, dalla linea di spugne Springmaid per Spring Mills, alla creazione di tutta la linea di uniformi per le hostess delle compagnie aeree Brantiff e Qantas, fino alla realizzazione della Ford Lincoln Continental Mark IV e della Vespa Pucci. Nel ’71 gli viene richiesto di disegnare il logo per la missione spaziale Apollo 15 per la Nasa. Dal 1963, è deputato per il Partito liberale per la circoscrizione di Firenze. I suoi mercati di vendita sono in ben 51 Paesi.


Dagli anni ’80 lo ha affiancato nell’attività creativa la figlia Laudomia. Nei primi anni ’90, Emilio Pucci assiste ad un vero e proprio revival dei suoi stampati e ad un nuovo “boom” della sua moda.

Il 29 novembre del 1992 Emilio Pucci muore; pochi mesi dopo la famiglia offre in donazione alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti una selezione di abiti storici, nel 1996 alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, che aveva visto nascere la sua moda, si tiene la mostra Emilio Pucci. Una retrospettiva, nell’ambito delle manifestazioni della Biennale della Moda di Firenze.

Tratto da: A. Arezzi Boza e M. Anselmi Zondadari, Emilio Pucci, 1957. La collezione Palio, Protagon Editori su licenza dell’Istituzione Santa Maria della Scala, Siena, 1997, pp. 268-269.