Giovanni Battista Giorgini (1898-1971)

Il nome di Giovanni Battista Giorgini è indissolubilmente legato alla nascita della moda italiana. Sin dagli anni Venti esporta prodotti dell’artigianato italiano negli Stati Uniti d’America; sua è l’idea di organizzare nel 1951 a Firenze la prima presentazione di Alta Moda italiana per i compratori dei più importanti department store americani.


  • Festival della moda italiana a Firenze, La Settimana Incom, 27 luglio 1951, video. La seconda edizione delle sfilate organizzate da Giorgini fa registrare la partecipazione di 15 case di moda italiane, che presentano 700 modelli, e l’adesione di 300 compratori.
  • Moda a Palazzo Pitti: La IV Mostra dell’Alta moda italiana ha luogo nei giardini e all’interno di Palazzo Pitti, La Settimana Incom, 6 agosto 1952, video. Le sfilate approdano a Palazzo Pitti nella cornice rinascimentale della Sala Bianca.

Giovanni Battista Giorgini nasce a Forte dei Marmi da un’illustre famiglia lucchese, ma già agli inizi degli anni Venti si trasferisce a Firenze, dove inizia la sua attività di esportatore promuovendo l’artigianato italiano negli Stati Uniti. Dopo lo stallo dell’attività arrecato dalla crisi americana del ’29, Giorgini apre, su incarico di uno dei suoi maggiori clienti americani, un negozio di artigianato statunitense a Firenze. Il Secondo conflitto mondiale lo costringe a un’altra pausa, ma assolti i doveri militari e tornato a Firenze, Giorgini comincia una stretta collaborazione con il comando alleato e così nel ’44 ha il compito di organizzare l’Allied Forced Gift Shop, negozio di articoli da regalo per le truppe delle forze alleate il cui successo, insieme a quello in seguito derivato dall’organizzazione della mostra Italy at work al Museo di Arte Moderna di Chicago, gli permette di riconquistare i maggiori importatori e distributori americani e canadesi.

Collezionista antiquario e appassionato d’arte, ma anche abile uomo di affari dotato di un’innata capacità di anticipare i tempi, capisce l’importanza del settore dell’abbigliamento per il tempo libero e, dopo aver superato non pochi ostacoli, riesce a organizzare, il 12 febbraio del 1951, nella sua residenza fiorentina – Villa Torrigiani, in via de’ Serragli – il First Italian High Fashion Show, la prima presentazione di Alta Moda italiana per compratori esteri, che di lì a poco si sarebbe trasferita nella Sala Bianca di Palazzo Pitti e sarebbe rimasta sotto la sua direzione fino al 1965.

Alla presenza dei sei tra i più importanti buyers americani – Gertrude Ziminsky per B. Altman and Company di New York, John Nixon per Henry Morgan di Montreal, Ethel Francau, Jessica Daves e Julia Trissel per Bergdorf Goodman di New York, Stella Hanania per I. Magnin di San Francisco – 13 case di moda italiane presentano i loro modelli di abiti: nove per l’alta sartoria e quattro per la moda-boutique. Per l’Alta Sartoria sfilano Simonetta, Fabiani, Fontana, Schuberth, e Carosa di Roma, Germana Marucelli, Jole Veneziani, Noberasco e Vanna di Milano; per la moda-boutique Emilio Pucci, Avolio, Bertoli e la Tessitrice dell’Isola. La presentazione degli abiti è accompagnata dalla mostra degli accessori: la maglieria di Mirsa di Galliate (Novara), le calzature di Dal Cò di Roma, la bigiotteria di Giuliano Fratti di Milano, i cappelli di Projetti e Gallia Peter di Milano, Romagnoli e Canessa di Roma, e Biancalani di Firenze, i gioielli di Luciana Aloisi de Reutern di Roma. Gli invitati americani sono entusiasti dei modelli presentati, e le cinque giornaliste italiane presenti – Elisa Massai, corrispondente del Women’s Wear Daily, Elsa Robiola, direttrice di Bellezza e inviata del settimanale «Tempo», Vera Rossi di «Novità», Misia Armani del periodico «I Tessuti Nuovi», Sandra Bartolomei Corsi del quotidiano «Il Secolo XIX» – danno ampia enfasi all’evento. La seconda edizione della manifestazione (luglio 1951), vede la partecipazione di 15 case di moda italiane, il numero dei modelli presentati passa da 180 a 700 e soprattutto, a testimonianza della risonanza e dell’interesse suscitati dall’evento, vi assistono 300 compratori.

Nella prima metà degli anni Sessanta arriva al mercato giapponese e si guadagna la fiducia della Isetan, uno dei più grandi department store di quel Paese. In quegli stessi anni, intuendo la portata innovativa delle grandi trasformazioni in atto nella società, si fa portavoce dell’esigenza di aprire progressivamente la manifestazione di Pitti alla moda pronta e alle linee del nascente prêt-à-porter. La proposta di Giorgini, contrastata dalle sartorie che continuano a sfilare a Firenze, offre l’occasione alle case di moda romane per sancire la definitiva rottura con Firenze e dare così vita alle sfilate romane dell’Alta Moda.

Muore improvvisamente nella sua casa nel 1971.

Bibliografia: