Luigi Bianchi (1882-1971)

Nasce a Marcaria (MN), che lascia nel 1898 per andare prima a Torino e poi a Milano, dove svolge il proprio apprendistato sartoriale seguendo le orme del mestiere lasciate in famiglia dalle generazioni precedenti. Tornato a Mantova, nel 1907 vi fonda la Primaria Sartoria Luigi Bianchi, un laboratorio di confezione di abiti maschili e tailleur per signora su misura e pronti (con annesso un magazzino di tessuti), che costituisce il nucleo originario dell’attuale Lubiam Moda per l’uomo spa, un’impresa familiare giunta oggi alla quarta generazione. Le immagini conservate nell’archivio fotografico dell’impresa documentano la storia di un imprenditore e il percorso di crescita di un’impresa fra le più rappresentative della storia dell’industria dell’abbigliamento italiana.

Luigi Bianchi nacque a Marcaria (MN) che lascia nel 1898 per andare prima a Torino e poi a Milano, dove svolge il proprio apprendistato sartoriale seguendo le orme del mestiere che era stato del bisnonno, del nonno e del padre Paride. Nel 1907, tornato a Mantova, sposa Maria Marchini che gli dà i figli Giuliano, Edgardo e Bruna, e fonda la Primaria Sartoria Luigi Bianchi, un laboratorio di confezione di abiti maschili e tailleur per signora su misura e pronti, con annesso un magazzino di tessuti. Nel 1919 trasferisce l’attività nel centro di Mantova in spazi più ampi e meglio attrezzati. A Mantova apre anche un negozio in corso Umberto, una delle vie più frequentate della città. Due anni dopo, si associa con Vasco Oberdan Garibaldi Savani, un sarto mantovano insegnante presso la scuola di taglio e cucito dell’orfanotrofio locale, con il quale fonda la Primaria Casa di confezioni da uomo Bianchi & Savani. Mentre Savani assume la direzione del laboratorio in cui, sin dalla fine della guerra, si produceva solo abbigliamento maschile, Luigi Bianchi si dedica all’attività di rappresentanza. La specializzazione nell’abbigliamento maschile, meno soggetto alla moda di quello femminile, e la separazione della funzione produttiva da quella commerciale sanciscono il definitivo passaggio dalla confezione “su misura” alla produzione in serie, di cui Bianchi intuisce precocemente le potenzialità di sviluppo.

La società con Savani viene sciolta nel 1925, quando in azienda entra il primogenito, che aveva assunto responsabilità amministrative e commerciali. Nel 1929 entra in azienda anche Edgardo. Negli anni Trenta la contrazione dei consumi conseguente alla grande depressione del 1929 spinge l’impresa, che tra cappotti e giacche confezionava 120 capi alla settimana, in una grave crisi di sovrapproduzione, fronteggiata con l’attuazione del piano di razionalizzazione del processo produttivo caldeggiato dal figlio Edgardo. L’avvio di un ciclo di lavoro parcellizzato, in cui ogni addetto avrebbe seguito la produzione di una sola parte dell’abito invece dell’intero procedimento di confezione del capo, l’impiego di forza lavoro aggiuntiva esclusivamente femminile, l’introduzione di una serie di piccoli adattamenti alle macchine, tra cui l’applicazione di motori singoli alle macchine da cucire al posto dei bancali multipli e l’attaccatura meccanica della manica in sostituzione dell’imbastitura e dell’assemblaggio manuali, consentiranno di abbattere i costi di produzione e di compiere il salto verso la produzione su scala industriale.

Nel 1932 l’attività si trasferisce nel palazzo barocco appartenuto alla famiglia Valenti-Gonzaga – che l’anno successivo avrebbe ospitato già 250 dipendenti, saliti nel 1936 a 400, per la maggioranza donne – e assume la nuova denominazione di Industria Confezioni Luigi Bianchi. Nel 1938 è inaugurato un nuovo stabilimento nell’area periferica denominata Valletta Paiolo.

Il 1939 è l’anno di nascita dell’acronimo Lubiam (Luigi Bianchi Mantova), inventato dal primogenito Giuliano, primo atto di una strategia di marketing che negli anni successivi alla seconda guerra mondiale sarebbe stata caratterizzata da memorabili creazioni pubblicitarie: il nuovo logo costituito da una L stilizzata che richiamava il rever di una giacca, poi stampato sui pacchetti di Alfa e Nazionali e abbinato ad un concorso a premi (si mettevano in palio televisori e lavatrici) – beni simbolo del “miracolo” economico – per coloro che avessero inviato il maggior numero di ritagli di pacchetti di sigarette; lo slogan «Vesti Lubiam ti sentirai un altro»; Pierino, il personaggio di Carosello che voleva cambiare il mondo trasformandolo in un mondo Lubiam. L’investimento sull’immagine rappresentava un valore aggiunto ai contenuti del capo d’abbigliamento, che continuava ad essere il prodotto di una combinazione di tecniche di confezione di matrice industriale e di abilità sartoriali, riconoscibili dalla gamma di produzioni che copriva tutte le conformazioni pubblicizzata con lo slogan «con 144 taglie la Lubiam vestirà tutti». Alla fine degli anni Sessanta, l’ingresso della terza generazione con i figli di Edgardo, Luigi e Giuliano, precede di poco la scomparsa del fondatore, avvenuta il 12 ottobre 1971 alla vigilia di una stagione di crisi per l’industria della confezione in serie di abiti maschili di taglio classico, che avrebbe visto la Lubiam figurare tra le aziende pioniere della sperimentazione di rapporti di collaborazione con gli stilisti. Il primo, con lo stilista Egon von Fürstemberg, è del 1974. Dagli anni Ottanta, per l’azienda si apre una nuova fase di sviluppo, contrassegnata dalla graduale espansione, prima negli USA e via via in tutti i Paesi d’Europa e del mondo, fino ad approdare alla Cina e al Giappone. Oggi è attiva attraverso i marchi Luigi Bianchi Mantova, L.B.M. 1911, Brando, Lubiam 1911 Cerimonia.

Nel 2011 l’azienda celebra un secolo di vita all’insegna della continuità familiare. Il forte attaccamento ai valori della famiglia ha portato le generazioni che oggi la guidano a impegnarsi in attività concrete di conciliazione fra lavoro e famiglia, tra cui l’apertura dell’asilo nido per i figli dei dipendenti intitolato a Ida e Edgardo Bianchi.

Le immagini conservate nell’archivio fotografico dell’impresa documentano quanto la figura del fondatore e la storia della Lubiam possano considerarsi a pieno titolo rappresentative della storia dell’industria dell’abbigliamento italiana, della sua capacità di fondere la tradizione sartoriale con l’innovazione tecnologica e con la creatività.

Bibliografia: