Ferdinandi Vincenzo

Vincenzo Ferdinandi
1920 - 1990

Vincenzo Ferdinandi nasce il 29 novembre del 1920 a Newark nel New Jersey da genitori italiani trasferiti agli inizi del secolo negli Stati Uniti dove hanno aperto una sartoria. Sin da giovane, Vincenzo apprende i segreti di un mestiere tramandato da più generazioni e ben presto inizia la sua ascesa in quello che sembra essere per lui il più naturale degli ambienti, o che più gli appartiene: la moda.
A metà degli anni ‘40 si trasferisce in Italia, paese d’origine dei nonni e, dopo aver trascorso un periodo nella sartoria di famiglia in via del Babuino a Roma, apre il suo atelier nella mondanissima via Veneto. Riconosciuto innovatore già negli anni del dopoguerra, si afferma come uno dei fondatori dell'haute-couture in Italia alla quale imprime con il suo stile un'indiscussa traccia, meritando appieno l'appellativo di "maestro del tailleur" che gli ambienti della moda nazionale ed estera gli conferiscono.
«Mi sono cucito addosso - raccontava - una passione e l'ho trasformata in un mestiere. Hanno definito ogni mio tailleur "il Signor Tailleur"... Non so se è stato realmente così, so solo che ne ero infinitamente onorato».
All’inizio della sua carriera lavora presso l’atelier Gattinoni, dove affina sempre più il suo stile e l’arte del taglio, e nel 1949 è a Parigi al numero 30 di Avenue Montaigne, sede della maison Christian Dior, per una collaborazione stilistica, chiamato direttamente dal couturier francese conosciuto l’anno prima. Sono gli anni di Fath, Balmain, Chanel e per il giovane sarto quella è un’esperienza che lo formerà significativamente.
Agli inizi del 1951 è a Londra a disegnare una linea per il mercato inglese, producendo per Clark & Morland Ltd stravaganti modelli di calzature, elemento di accessorio al quale il giovane sarto crede fermamente.
Personaggio estroverso e determinato, impose il suo volere alla prima storica sfilata di Palazzo Pitti nel ‘52 (la stessa a cui partecipò un giovane Roberto Capucci), sfidando le convenzioni dell'epoca e facendo sfilare per la prima volta su una passerella dell'alta moda in ambito internazionale, una modella di colore, l'americana Dolores Francine Rhineey, arrivata direttamente da New York: «o sfila Dolores o rimettiamo tutto nei bauli e si torna a Roma...». Una giovanissima Oriana Fallaci, inviata dal settimanale «Epoca» ne raccontò la cronaca.
Nel 1953, assieme a Emilio Schuberth, alle Sorelle Fontana, Alberto Fabiani, Giovannelli-Sciarra, Mingolini-Guggenheim, Eleonora Garnett e Simonetta, è tra i fondatori del Sindacato Italiano Alta Moda (divenuto poi Camera Nazionale della Moda Italiana).
Nel luglio del 1954, insieme ad altri stilisti dell'epoca è tra i partecipanti di "Alta Moda a Castel Sant'Angelo" ambientata nella suggestiva cornice del celebre castello. In quella occasione, per il suo ruolo di ambasciatrice della moda italiana negli Stati Uniti, fu premiata la statunitense Sally Kirkland, Fashion Editor di Life e di «Vogue Usa», che ricevette l'onorificenza direttamente da Ferdinandi.
Dame dell’alta società e dive del cinema, tra le quali lngrid Bergman, Virna Lisi, Gina Lollobrigida, Jennifer Jones, Lucia Bosè, Eliette von Karajan, Rhonda Fleming, May Britt, Marta Marzotto, Sylva Koscina ed Elsa Martinelli, frequentarono assiduamente l’atelier di via Veneto e diedero vita a quel via vai di celebrità immortalato dai paparazzi che ispirò Fellini a girare il celebre film sulla Dolce Vita.
Con l’inizio degli anni ‘60 Ferdinandi non sfilerà più. Proseguirà con l’attività del suo atelier e lavorerà come consulente per diverse industrie di abbigliamento in Italia e all’estero. Nel 1963 decide di allontanarsi dal mondo delle grandi istituzioni di moda e con il successo del prêt-à-porter assume una posizione più defilata, pur creando abiti fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1990 a Roma. Il suo percorso gli ha portato onorificenze e riconoscimenti: i suoi abiti da cerimonia sono stati indossati da molte donne dell’alta società italiana e internazionale. «Vogue Usa» nel settembre del 1952 lo definì “a star tailor”. Molti altri sono stati i riconoscimenti conferiti alla sua arte e alla sua creatività nel corso di tutta la sua esistenza.