Vanna, Sartoria

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Sartoria diretta da Manette Valente, formatasi presso la sartoria Gandini, di antica tradizione milanese. I suoi abiti incominciano ad apparire sulle riviste di moda nel 1940. Al termine della Seconda guerra mondiale, Vanna entra a far parte del novero delle sartorie milanesi che riprendono subito a sfilare. Sin dalla metà degli anni Quaranta, Milano − prima con il Gruppo Alta Moda, costituito nel 1946, e poi con il Centro Italiano della Moda, fondato nel 1948 − vara molteplici iniziative per la promozione dell’Alta Moda sui mercati stranieri, cui partecipa anche la Sartoria Vanna: tra queste vi sono le sfilate autunnali del 1948 e del 1949, che si tengono a Venezia e al Teatro Olimpico di Vicenza, e le sfilate primaverili del 1950, che si svolgono a Zurigo. In quegli anni, le sartorie milanesi di più recente fondazione – oltre a Vanna, A.l.m.a., Curiel, Fiorani, Marucelli, Noberasko – sono protagoniste di un autentico rinnovamento della moda prodotta nel capoluogo lombardo allontanandosi, particolarmente nell’apparato decorativo, dal dettato formale parigino. Le case da maggior tempo sulla breccia, come Biki, Ventura, Fercioni, Tizzoni, Ferrario. Gandini, continuano invece a mantenersi fedeli alla tradizione milanese di grande abilità sartoriale nell’elaborazione delle creazioni parigine in modelli che concedono ben poco all’appariscenza. Secondo la storica Maria Teresa Olivari Binaghi, la costante stilistica della sartoria Vanna può essere rinvenuta «nella sapienza della tecnica sartoriale e nell’eleganza delle composizioni a cui le invenzioni inusitate e sorprendenti conferivano una notevole qualità di autonomia espressiva».  Dal 1955 la Sartoria Vanna è scomparsa dalle pagine delle riviste di moda.